| Tratto dalla rivista TIAN TAN
Cos'è, come
funziona, che scopo ha il Qigong, l'esercizio per l'energia vitale?
Premesso che le parole e la carta stampata non possono trasmettere
l'integralità di un'esperienza, ci avviciniamo in questa rubrica ad
alcune idee centrali di questa disciplina cinese del respiro e del Qi. A
differenza del massaggio in cui gli effetti della pratica derivano
dall'interazione a più livelli tra massaggiatore e massaggiato, nel
Qigong questi due ruoli coincidono nella stessa persona. Questo
costituisce allo stesso tempo un vantaggio (il fatto che la pratica può
essere eseguita da soli in qualsiasi momento o condizione) e uno
svantaggio (cioè che non c'è l'apporto energetico da parte di un'altra
persona).
Per ovviare a questo il Qigong sviluppa sin dall'inizio una capacità di
percezione di se stessi molto sviluppata, in modo da poter ricavare
energia e stimolo da qualsiasi fonte: dall'ambiente circostante, dalla
natura, dalle cose, dalle situazioni che vengono vissute, persino dal
ricordo stesso di una buona pratica o di una bella giornata, o dalla
serenità ricavata dal movimento fisico. Abbiamo visto che qualsiasi cosa
esista sulla terra - e anche ciò che non percepiamo noi stessi - ha una
carica energetica importante, perché la materia stessa è energia. Su
questo punto ci soffermeremo più avanti.
Il praticante di Qigong è quindi contemporaneamente paziente e guaritore
di se stesso. La guarigione avviene mettendo in armonia, in una specie di
sintonia fine, corpo e mente, quindi è un lavoro sia fisico che psichico.
Dopo qualche tempo la pratica può acquisire - normalmente avviene così -
una dimensione spirituale. La pratica si realizza con più serie di
morbidi movimenti del corpo, da eseguire in armonia con il respiro,
visualizzando sensazioni fisiche e psichiche insieme, passando attraverso
diversi stati di coscienza, fino alla riunificazione con se stessi.
Il ruolo di guaritore di se stesso non è dei più semplici, perché
richiede pazienza e costanza (doti comunque necessarie in qualsiasi
disciplina), e il risultato ha bisogno di qualche tempo per sedimentarsi e
diventare visibile.
I primi segnali evidenti arrivano comunque nel giro di poche ore: migliore
circolazione, quindi più calore nelle mani e nei piedi, migliore
digestione, migliore qualità di sonno, maggiore rilassamento generale,
tono muscolare e psichico brillanti, insomma una qualità di vita più
interessante. Per verificare che non si tratta di un effetto placebo,
basta smettere la pratica e attendere qualche giorno.
La differenza dello stato di coscienza sarà lampante. Si avrà la
sensazione - piuttosto spiacevole - di essere invecchiati precocemente.
La crescita di Qigong avviene in maniera progressiva. Si potrebbe definire
come un "circolo virtuoso", in contrapposizione al classico e
tristemente famoso "circolo vizioso. In quest'ultimo l'anima della
persona è un po' triste, nervoso, arrabbiato, e questa sua prospettiva
influenza tutto quello che avviene intorno a lui.
Comunemente si dice che una persona "se le cerca", che si attira
le cose negative.
In realtà tutto ciò che avviene è visto attraverso un paio di occhiali
grigi. Anche davanti ad un fatto positivo, l'istinto suggerisce che sia
del tutto casuale, che tanto le cose torneranno ad andare male, e che non
ci si può far niente.
In questo senso la prima legge di Murphy ("Se una cosa ha una
possibilità di andare male lo farà") sembra confermata, e tutto
sommato ci si sente in buona compagnia, noi con tutto il resto dell'umanità.
La teoria del "circolo virtuoso" dice invece che se le cose
possono andare bene, noi possiamo aiutarle ad andare meglio. Certo, non si
chiede idi essere improvvisamente ottimisti o di diventare i nuovi
apostoli della religione del momento (come purtroppo qualche volta avviene
oggi anche in Cina).
Invece di continuare a misurarci con i "metri" che ci mettono a
disposizione gli altri, è utile tornare a misurare il mondo e la propria
crescita su se stessi, tenendo conto degli altri e delle loro esperienze,
ma senza farsi influenzare in maniera eccessiva.
L'idea di Qigong è di mettere l'accento sulle cose belle, positive che
caratterizzano la nostra vita - non ultimo il fatto che siamo vivi! - e
tenerle in considerazione il più possibile.
Allunghiamo la nostra linea, non cerchiamo per tutta la vita di spezzare
quella degli altri. In questo modo le cose brutte, inevitabili , di cui la
nostra vita è punteggiata, torneranno nella loro dimensione di necessario
Yin in equilibrio a tanto Yang che riempie la nostra vita.
Un ultimo punto importante del Qigong è la progettazione. Se ci poniamo
un obiettivo (come abbiamo fatto per la famiglia, la casa, il lavoro)
dobbiamo anche studiare una strada per raggiungerlo. Questo non significa
diventare inflessibili esecutori di un destino predeterminato. Vuol dire
solo motivarsi a procedere in una direzione.
Una persona malata non ha dubbi, il suo scopo è di guarire, quindi cerca
di trovare una cura adatta ai suoi bisogni. E non si fa scoraggiare dalle
esperienze negative, lotta comunque per la sua vita e per la qualità
della sua esistenza. Se non siamo malati, dovremmo già sentirci molto
fortunati per questo, e quindi pensare comunque in maniera positiva.
Ecco, questo è il Qigong, una sfida vinta in partenza per la qualità
della vita. E per vincerla non occorrono soldi o cultura: bastano
pazienza, motivazione ed una bella pacca sulla spalla per dirci:
"Ricominciamo anche stavolta?".
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