QI GONG
intervista di Elisabetta Scevola tratta dal n° 14 di SHIATSU-DO alla DOTT.SSA MA-XU ZHOU
Mio
padre, Ma Li Tang, medico cinese, campione di arti marziali e maestro di Qi
Gong, famoso in tutta la Cina, nel 1989, ormai in fin di vita espresse un
desiderio: «Prosegui la mia opera,
—
mi
disse,
—
pratica
lo Yang Qi Gong e diffondilo in Cina e all’estero. Non badare al ricco o al
povero o al colore della pelle. Il tuo intento deve essere quello di creare
beneficio per il popolo e di far capire che ciascuno può diventare
“medico” di se stesso...».
Dottoressa
mi può spiegare che cos’è il Qi Gong e quali sono i passi evolutivi nella
sua pratica?
Il
Qi Gong è una parte della scienza cinese del nutrimento della vita.
E
un metodo di rafforzamento del corpo, della psiche e dello spirito. Attraverso
questa pratica si fa in modo che il Qi possa scorrere senza ostacoli in
tutto il corpo.
Per
noi cinesi il Qi è la forza motrice delle attività vitali. Se il Qi e il
sangue fluiscono armoniosamente gli organi, i visceri, i quattro arti e le
articolazioni hanno il nutrimento adeguato.
Solo
così l’uomo può vivere la sua esistenza in modo equilibrato.
Il
contenuto del Qi Gong comprende tre aspetti:
1)
la regolazione del cuore;
2)
la regolazione del corpo;
3)
la regolazione del respiro.
La
regolazione del cuore è l’aspetto principale, necessita di un discorso più
ampio, quindi la terrò per ultima.
II
secondo passo nelle tappe evolutive della pratica è la regolazione
del corpo attraverso il movimento; gli esercizi fisici, infatti, regolano la
mobilità e le articolazioni facilitando lo scorrimento del Qi.
Il
terzo aspetto è volto a regolare la respirazione. Nel Qi Gong si adotta la
respirazione addominale profonda, molto utile ed efficace per il mantenimento
dell’equilibrio psico-fisico Poiché rilassa, aumenta la capacità polmonare
e regola la funzione cardiaca.
La
maggior parte delle persone che oggi praticano il Qi Gong curano solo questi
due aspetti, cioè la regolazione del corpo e del respiro, trascurando quello
più importante: la regolazione del cuore.
Ciò
significa imparare a mantenere uno stato emotivo e psicologico sempre sereno
e felice.
Per
i cinesi tutti gli squilibri sono causati dalle sette emozioni che agiscono
all’interno dell’individuo (rabbia, tristezza, gioia, paura, ecc...) e
dai sei fattori climatici che operano all’esterno (vento, caldo, freddo,
umido
ecc...). A questi si aggiungono altre cause quali: la sregolatezza delle
abitudini
di vita, l’alimentazione inadeguata, la non attenzione all’alternanza
lavororiposo.
Di
conseguenza, se si vuole avere uno stato fisico efficiente, bisogna prima di
tutto mantenere uno stato emotivo stabile.
Mio
padre sosteneva la necessità di impegno in due comportamenti fondamentali:la
lealtà e la tolleranza.
La
prima è facile da mettere in pratica, mentre la seconda è molto più
difficile.
Bisogna saper perdonare e comprendere gli altri senza aspettarsi nulla in
cambio e senza serbare rancore. Solo così si evitano i ristagni di Qi. Ecco
che cosa significa regolare l’energia del cuore”.
Grazie
alla regolazione del cuore, quindi, il Qi Gong va considerato una “Grande
Via” del nutrimento della vita, non una piccola via che si limita a pochi
movimenti fisici.
Come
è scritto nel Nej Ching:
«Coloro
che conoscono la Via (intesa come il Grande Metodo) si regolano sullo Yin e lo
Yang e si armonizzano sulle leggi dei cosmo. Sono regolati
nell’alimentazione e nelle abitudini di vita e non si affaticano in eccesso.
Così vivono bene e a lungo».
E
necessario arrivare al distacco da molte cose, porsi al di fuori e al di
sopra. “Serenità e non azione, solo così il cuore può essere vuoto.”
Quando
si è in questo stato di cuore vuoto le funzioni immunitarie vengono
accresciute, i liquidi del corpo aumentano, il Qi è scorrevole e gli
squilibri non possono nascere.
Lo
sviluppo della società moderna e il ritmo frenetico della vita influenzano
in modo grave lo scorrimento del Qi.
Ognuno
di noi dovrebbe, tutti i giorni, riservare almeno un’ora al rilassamento
completo della mente.
lo
stessa, avendo in Cina una vita molto impegnata (scuola, ospedale,
ambulatorio, attività sociali, redazione di libri) pratico, all’alba,
dall’età di sei anni ,almeno due ore al giorno. Ciò mi permette di
aumentare la mia efficienza in maniera straordinaria.
Il
Qi Gong è quindi un preziosissimo tesoro della tradizione culturale cinese,
poiché ha lo scopo di potenziare il Qi, prevenire i disturbi e aumentare
le capacità di adattamento dell’individuo all’ambiente naturale.
Questa
pratica si distingue in: Qi Gong per rafforzare la propria vitalità, Qi Gong
marziale e terapeutico.
Esso
rappresenta il livello più alto della medicina cinese. Senza utilizzare
pozioni, aghi o qualsivoglia intervento esterno, ciascuno può prendersi
carico del proprio equilibrio e benessere psicofisico.
E
vero
che in Cina tutti coloro che
lavorano
sull’energia devono fare Qi Gong?
Nell’antichità, in
Cina, tutti coloro che facevano prescrizioni erboristiche, che mettevano
aghi, che massaggiavano, che praticavano e insegnavano il Qi Gong e il Wu
Shu (arti marziali) erano considerati
medici; o meglio, tutti questi
campi (erboristeria, agopuntura, massaggio, Qi Gong e arti marziali) erano
la “medicina cinese”. Erano, cioè, vari aspetti della stessa cosa e
intrattenevano relazioni molto strette tra loro.
In tempi più
recenti, purtroppo,la medicina cinese ha subito l’influenza di quella
scientifica occidentale, cominciando così a distinguere e a separare le
varie specialità: il medico che fa agopuntura, lo specialista che pratica
il massaggio, il maestro di Qi Gong, quello di arti marziali ecc. Questo ha
fatto sì che anche i risultati di codeste tecniche fossero molto diminuiti.
Lo stesso Ministro
della Sanità cinese si è reso conto di questo problema; attualmente
negli Istituti di Medicina Cinese è stato introdotto il corso di Qi Gong
obbligatorio per tutti gli studenti.
Dottoressa,
qual'è stato il suo percorso?
Ho seguito le orme di
mio padre, Ma Li Tang, che era un medico cinese.
Negli ultimi anni non
faceva più prescrizioni e non metteva aghi. Egli era arrivato alla
conclusione che il metodo migliore per star bene fosse la pratica costante
dei Qi Gong.
Nell’89, poco prima
di morire, mi disse: «Prosegui con lo Yang Qi Gong di Ma Li Tang e
diffondilo. .
Ho semplicemente seguito il suo desiderio.
Ma non è tanto la
mia, quanto la vita di mio padre a essere oggetto di interesse.
Attualmente in Cina
viene trasmesso alla TV uno sceneggiato biografico su Ma Li Tang in venti
puntate. E il primo cortometraggio che parla non di un burocrate o di un
funzionario di partito, bensì che una persona del popolo,poiché mio
padre ha incarnato in sé gran parte della cultura popolare della Cina.
Le posso raccontare
qualche episodio.
A sette anni mio
padre ha cominciato a studiare con suo nonno che gli insegnava storielle e
poesie che favorivano la memorizzazione dei concetti base della medicina
popolare.
Piccolo genio del
villaggio aiutava già a quell’epoca il nonno a scrivere le prescrizioni.
Il mio paese natale,
He Jian, è considerato la patria delle arti marziali, poiché molti
dissidenti politici, maestri di Wu Shu furono mandati in esilio qui.
Mio padre ebbe quindi
la possibilità di studiare arti marziali con i più famosi maestri. A
vent’anni fu soprannominato “carro armato ”, sia per la forza fisica,
sia per la potenza del suo Qi. Diventò il secondo campione di arti marziali
di tutta la Cina. Nel 1958 vinse in un combattimento il generale di Mao,
Ministro dello Sport, stendendolo solo grazie a una leggera emissione di Qi.
Come
mai mio padre aveva questa grande forza?
All’età di
quindici anni egli ebbe un grave problema polmonare, sputava sangue e non
reagiva ad alcun trattamento. Viveva nel villaggio uno strano personaggio
che si diceva praticasse il Dao (a quel tempo non si chiamava ancora Qi
Gong) che lo prese con sé, lo isolò per un certo periodo dall’ambiente
sociale affinché non venisse influenzato emotivamente.Lo rassicurò a
livello psicologico dicendogli che il suo disturbo era solo un piccolo
squilibrio e che presto si sarebbe sentito in piena forma.Non usò tecniche
particolari; lo fece stare, per due o tre ore al giorno, tranquillamente in
piedi o seduto a pensare e a visualizzare il suo bel polmone perfettamente
ristabilito e funzionante. Trascorsi sei mesi il problema fu
completamente risolto.
Com‘è possibile tutto ciò?
Si è trattato di una
regolazione a livello emozionale e psicologico. Oggi diremmo: «utilizzo il
mio cuore, cioè la mia intenzione, affinché il mio Qi ristabilisca
l’armonia».
Questa pratica del Qi
Gong gli permise di acquisire, col tempo, una grande potenza nelle arti
marziali e di sviluppare una particolare sensibilità nei confronti
dell’energia e dei percorsi energetici che non solo sentiva, ma che
riusciva a mostrare ai suoi allievi rendendoli evidenti sul corpo come su
una mappa). Questo accresciuto intuito gli permise di affinare le capacità
di diagnosi, di conseguenza divenne molto famoso anche come medico.
Le racconterò un
aneddoto interessante che ha contribuito a far crescere, in questi
ultimi decenni, l’interesse per il Qi Gong in Cina.
Nel 1934 un boxeur
russo, che
A quel tempo la Cina
era considerata il fratello debole dell’Estremo Oriente per cui la
provocazione bruciava molto.
Mio padre, che allora
insegnava all’Università Normale di Pechino e alla sera frequentava la
palestra di Wu shu, appresa la notizia ne fu molto indignato e ebbe
l’idea di convocare in città una sua sorella di maestro (una sua compagna
di corso), che aveva solo diciassette anni e pesava quaranta chili.
Perché
proprio lei?
Perché era esile e
leggera e praticava “il Qi Gong della rondine”. Un tipo di Qi Gong
grazie al quale si diventa veloci e imprendibili e si usano le dita come
armi puntate.
Mio padre fece
pubblicare sul maggiore quotidiano di Pechino una lettera che esordiva con
queste parole: «Noi, popolo cinese, accettiamo la sfida e combatteremo con
una donna, giovane, piccola che ti caverà gli occhi». Il russo,
perplesso, mandò il suo segretario in incognito ad assistere agli
allenamenti
della ragazza.
Quando gli fu
riferito che costei era inafferrabile come l’acqua e che i suoi avversari
si ritrovavano incomprensibilmente con gli occhi gonfi e tumefatti,
lasciò a Pechino le cinquecento pecore e se ne andò, rinunciando a
combattere.
Il giorno seguente
uscì a tutto titolo sui giornali: «La Cina ha spaventato il grande
maestro russo grazie a una ragazzina». Fu organizzata una gran festa
popolare con le cinquecento pecore a cui partecipò la città intera.
Questo episodio
divenne vanto nazionale e ciò che aveva fatto mio padre fu considerato un
atto patriottico. Da quel momento tutti vollero praticare il Qi Gong e le
arti marziali con Ma Li Tang e con la giovane maestra.
Quella ragazza è
ancora in vita e ha oggi novant’anni. Questo fatto è tornato di
attualità negli anni Ottanta poiché un giornalista giapponese ha ritrovato
negli archivi i giornali dell’epoca e ha voluto conoscere e intervistare i
personaggi.