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Mario

Racconto di Cristiano Pedersini

Ore10.00.
"Devi sentire il punto, la vibrazione che emana, l'energia che scorre sotto le tue dita".
Ricordi di scuola che ritornano.
Oddio quanta frustrazione. Io non sento niente se non un semplice contatto di una mano che tocca una schiena, una delle tante schiene che ho già visto.
All'inizio mi concentravo profondamente a ricercare la contrattura, il vuoto ed il pieno e mi veniva su la rabbia a non essere perfetto nella postura e nella predisposizione d'animo.
Pensieri che vagano senza una risposta. Dubbi assassini pieni di incertezze.
Mario sta sotto ed adesso è rilassato anche se all'inizio parlava a dirotto dei suoi acciacchi e delle sue malattie.
Effettuo  un  rocking leggero, non lo voglio  svegliare  dal  suo torpore. Ha 62 anni ed un atteggiamento semplice ed un pò ironico e si  è rivolto  a  me per una lombalgia che gli è comparsa un  paio  di mesi  fa.  Non  può  piegarsi troppo e  ciò  gli  impedisce  di dedicarsi  alle  sue coltivazioni di piante grasse,  l'unica  sua passione da quando è andato in pensione.
Una  schiena contratta e dolorante. La maggior parte della  gente viene da me per questo motivo e lo shiatsu certamenente può aiutare.
Lui è disteso ed aspetta qualcosa da me. Chiede un sollievo ed un aiuto.
"Ma cos'è  che vogliono realmente le persone che vengono da me?". È questo che mi chiedo  a  volte.
Non sono convinto che tanti vengano solo per il problema fisico.
Ed io perchè ho iniziato a praticare? Cosa volevo veramente?
Spesso sono preso dalle mie crisi di onnipotenza.
"Inspiri  piano adesso" e Mario espande i suoi polmoni sotto  il palmo  delle  mie  mani. Premo, usando il mio centro,  fino  a  che l'ultimo  alito di respiro è stato esalato e così per  quattro, cinque volte.
Gli si è liberato il naso e mi dice di sentirsi più leggero. Ha un aspetto più giovane adesso e, forse per  autocompiacimento, mi  sembra di scorgere un sorriso risvegliato sul suo volto,  un sorriso di bambino.
"Risolverò  il suo mal di schiena" mi dico  convinto. Le  persone hanno bisogno più di carezze che non di punti e di  teorie  di diagnosi. Come l’abbraccio di una madre.
C’è un  conflitto continuo del  mio ego, che mi vuole importante  ed al centro di  ogni  guarigione,  piuttosto  che   un   semplice osservatore  distaccato,  ma partecipe e mi sento ancora  lontano dalla resa totale e dall'accettazione dei miei limiti.
Mario ha bisogno delle mie mani, ma profondamente credo che  abbia ancor  di più bisogno del contatto con un altro  essere  umano. Anch'io ne ho bisogno per non sentirmi solo.
Lo  lascio  parlare mentre tratto il suo  meridiano  di  vescica urinaria. Per la lombalgia il manuale dice di trattare i punti di vescica urinaria quaranta, cinquantasette e sessanta.
Qual'è  il limite dello shiatsu? È un semplice massaggio o  ci si può spingere oltre?
Pensieri volanti nella mente che, dannazione, adesso non è vuota.
"Mia  moglie  se n'è andata da poco” mi confida,  mentre  sospira chiudendo gli occhi.
"Eravamo sposati da trentasei anni e ....." si interrompe. Forse  si chiede tra se, se è il caso di fare partecipe  qualcun altro del suo dolore. La solitudine comanda in questa società  e sono poche le persone che si spingono oltre il muro di paura e di vergogna per gridare, con forza, la propria fragilità di esseri umani.  Tanti  sono chiusi in una corazza da  superuomini,  votati all'immagine  che  devono  proiettare fuori.
Dal  dolore  ci  si difende  perchè fa paura, anche se è sempre  pronto  a saltare fuori da dietro all'angolo, travestito da mille sintomi.
Devo  sentire  l'energia che scorre sotto le  mie  dita  ma accidenti non.....
"Avevamo progettato da tanto tempo un viaggio in America, lo sa? Poi  invece  un esame medico ha distrutto tutti i  nostri  sogni. Abbiamo girato i migliori ospedali sia in Italia, che  all'estero, ma la malattia è avanzata inesorabile e ci ha separato......me l'ha portata via....capisce? Mi scusi sa..., ma a ricordare..."
Adesso  è il silenzio ed io mi fermo appoggiando  la  mia  mano sulla sua spalla e semplicemente aspetto,  consapevole della  mia  impotenza a risolvere il suo kio principale,  il  suo vuoto. Non servirebbe a niente trattare un qualsiasi meridiano. Mario forse ha  bisogno  che  qualcuno accolga  il  suo  dolore  e  lo condivida ed io  in questo momento lo sto ascoltando  e  lo  sto toccando  non solo con le mani, sentendomi lusingato e grato  per la  fiducia che ripone in me, donandomi la sua sofferenza.
C'è  un'atmosfera serena. Lui respira piano, ma a fondo. Ha  gli occhi chiusi. Guardo le mie mappe di riferimento appese ai muri e proprio  sopra  di  me è esposto il  mio  diploma  di operatore shiatsu.
"Perchè ho intrapreso questa professione?" Sono passati sette anni dal mio primo kata.
C'era  un  vuoto dentro, tanto vuoto e tanta superficie e non  vedevo  il fondo del mio lago. Non riuscivo ad immergermi nelle  profondità o  forse ne avevo paura, ma è lo stesso. Forse lo shiatsu è  l’ancora   che mi tiene legato ai fondali  profondi,  impedendo alle  onde impetuose di portarmi via, alla deriva o forse  cercavo solo il contatto con le persone.
Quante domande in questo cuore agitato. Il vuoto della mente è difficile da raggiungere.
"Mi è morta fra le braccia, guardandomi con i suoi occhi  ancora giovani  e con un sorriso sulle labbra.....io la ricordo così  e so  che  ci riincontreremo anche se adesso sento  tutto  il  peso della sua mancanza e non vedo un futuro senza di lei...oh, se lei sapesse  quanto  mi  manca nella notte, nella  casa che  sembra vuota... alle volte mi sembra di impazzire e, ..dimenticandomi per un momento  del suo male.., mi aspetto di vederla  comparire  nel corridoio come ogni mattina, come se non fosse andata via....."
Adesso  Mario  appoggia  la testa di lato  ed,  assorto  nei  suoi pensieri, guarda il pavimento. Nel silenzio sereno che si è creato, sollevo la mano dalla sua spalla e  mi siedo alla scrivania guardando l'orologio.
Ore 10.45.