Documento tratto da “ Luce Diretta” quadrimestrale di ricerca del
Centro Oki Do
Per creare un' opera d'arte ci devono essere due aspetti
nel cuore:
amore e conflitto, manifestazioni della passione.
Di Rempo Ikeda
L’arte
dell'Ikebana, scoperta e sviluppata in Giappone, è la consapevolezza di
avere in mano una cosa viva, che ha vita in sé. Anche se può sembrare il contrario,
essa ha poco a che vedere con la decorazione con i fiori
così come è conosciuta in tutto il mondo.
L'Ikebana è un'altra cosa.
La
natura in Giappone è molto ricca e i giapponesi la amano tanto. Il mio è un
paese di quattro nitide stagioni, che fanno cambiare le piante e sentire che
sono vive, che sono Dio. Dietro molti templi del Giappone ci sono alberi
grandi e alti, che vengono rispettati come Dio; in quei templi esiste un
rituale particolare per quelle piante, così che si crea una connessione fra
albero e tempio. In Nara c'è un tempio in
cui si svolge un rituale dove si offre acqua a Buddha;
durante la notte i monaci cercano l'acqua pulita senza riposarsi. In questo
rituale si usa sempre la camelia rosa, che mostra la passione dei monaci che
lavorano e pregano durante tutta la notte.
In
realtà, l'arte dell'Ikebana deriva proprio dai Alenaci.
Anche se c'erano degli artisti professionali che facevano Ikebana per
dimostrazione allo shogun o ai samurai, i
loro Ikebana erano privi di senso religioso. Nei templi ogni giorno i fiori
erano, e ancora sono, offerti a Buddha. Con questa pratica, giorno dopo
giorno, si approfondisce l'amore, la connessione, la comunicazione
fra monaci e fiori, che è stata l'origine dell'Ikebana.
Per
lo sviluppo sistematico dell'Ikebana il momento più importante è stato il XV
secolo, in cui un monaco ha scritto il primo testo spiegando l'Ikebana come
forma d’arte; l'imperatore, che amava l'Ikebana, organizzava ogni mese per
quindici giorni un incontro aperto dove un gruppo di 50 o 60 persone faceva
Ikebana con lui. E' stato uno dei momenti
culminanti della cultura giapponese, in cui si sono anche sviluppati la
cerimonia del thè e il teatro 'No'.
Da allora sono cresciute due correnti principali di Ikebana: una in
congiunzione con la cerimonia del thè; l'altra, l'Ikebana come arte
individuale. Con l'approfondimento raggiunto, realizzare una grande opera di
Ikebana richiederà tanta energia e più di un giorno o due di lavoro e concentrazione.
IL RISPETTO PER LA NATURA E'
possibile per noi fare Ikebana grazie all'offerta della natura. Nel momento in
cui tagli, tagli la vita alla pianta che fa parte della natura, con la tua
volontà, con la tua forza. Se c'è veramente ascolto, senti profondamente
questo momento e vedi quanto grande è il fatto di tagliare una pianta, di 'tagliare'
la natura. Per fare una cosa bella, sei obbligato a fare questo sacrificio,
perché senza pianta, senza fiori, non può essere fatto, non può crearsi
qualcosa di bello e armonico.
L'Ikebana
però non è soltanto un atto di produzione di bellezza, ma anche un impegno
allo sviluppo del rispetto per le piante e, tramite questo, per la natura.
Quando
tagli, la forma per dimostrare ringraziamento per aver tagliato consiste nel
lavorare con amore. Per creare una grande opera d'arte, nel nostro cuore devono
essere presenti due aspetti: amore e conflitto, manifestazione della
passione.
L'Ikebana
ha resistito in questi quattrocento anni perché, per far vivere,
devi sentire passione, deve esserci
presente una parte di tè, una parte del
tuo cuore.
IL RINGRAZIAMENTO PER LA VITA
L'Ikebana è un modo per trovare
questa parte di tè con la quale senti
ringraziamento per la vita. La cultura umana si sviluppa quando si sente
questo sentimento. Arte è espressione della mente e del cuore.
Quando c'è veramente arte, non c'è
la parte di tè che calcola: quando si fa
Ikebana si deve tirare fuori questa massima espressione della bellezza
presente in se stessi.
II tema dell'Ikebana è lo studio
della vera forza di dare. Quando tagli, uccidi,
ma se crei una cosa con l'Ikebana, crei di nuovo forza vitale. Per dare di
nuovo forza vitale, devi averla presente dentro di tè,
molto fortemente. Per diventare forte,
devi continuare a praticare con disciplina.
Per questo le lezioni di Ikebana e della cerimonia
del thè sono dure e si è costretti a fare, fare, ripetere, sempre
ripetere, sempre, di nuovo... così viene la disciplina. La forza vitale è
incalcolabile; se riusciamo a esprimerla con l'Ikebana, lei 'è
contenta'.
Mi
piace tanto essere in Italia e vedere tante piante piene di forza, piene
d'energia.
I1
Giappone è un piccolo paese con tanti abitanti e si sente che non si può
tagliare tutto, poiché la natura è troppo sfruttata. Quando sono arrivata
qui e ho visto tante piante con questa forza, con tanta energia, ho chiesto
loro scusa perché ne avrei tagliate alcune e tolte dal loro posto.
Prima
di tagliare, si deve chiedere permesso e
vedere se la pianta è d'accordo che tu faccia questo.
Il
maestro Oki diceva che le piante hanno
bisogno della stimolazione data dal taglio. Io, comunque, sento un po' di
dolore nel tagliare, e spesso mi chiedo
perché lo faccio, perché faccio questa
cosa crudele, ma continuo a farlo lo
stesso. Noi viviamo e dobbiamo trovare in questo atto di tagliare tutto il
senso del ringraziamento, perché è grazie alla morte di qualcosa che si
prende vita: se non c'è questo senso, anche questo sacrificio
è inutile, non serve, non c'è un
atteggiamento corretto. E' come ringraziare
a pranzo per il cibo che mangeremo e augurarci buon appetito, è un grazie
alla natura che ci ha offerto tutto quello per il nostro nutrimento. Questo ci
porta a una mente di pace. Si deve sentire questo amore per capire il
sacrificio di tagliare.
Non
guardare solo con gli occhi, ma 'fai
entrare' dagli occhi: così diventa più
semplice comprendere il contatto con questa espressione di comunicazione
attraverso la natura. Quando tagli hai tolto le radici alle piante o ai fiori
e allora è tua la responsabilità di proteggerli, questa è la
responsabilità di chi fa Ikebana.
Quando
si sta per iniziare l'Ikebana la prima cosa da fare è tagliare nell'acqua
profondamente.
Piegare
non è un modo violento di fare una forma, di far entrare in un vaso. Il modo
di piegare per fare una forma più bella è simile all'educazione del bambino:
dobbiamo formare, educare, trasformare la pianta. Prima di piegare si deve
sentire, capire, sentire il ramo, la pianta e il suo carattere. Per piegare ci
vuole amore, sentimento, se no la pianta si rompe.
L'Ikebana
comincia con la attenta osservazione della natura. Quando ti avvicini alla
pianta comincia l'Ikebana: in quel momento devi sentire più rispetto, più amore,
è allora che inizia l'Ikebana per tè.
Quando cominci l'Ikebana, se veramente ti piace, il tempo non è più una
dimensione reale, non c'è più. Un Ikebana non si fa per mostrarlo agli
altri, è un'arte d'amore: sei tu e il fiore.
L'Ikebana
è diversa dalle altre arti perché lavori con una cosa che è viva: la
pianta.
Le
piante sono vive, e dopo mezz'ora che
lavori con loro, la loro forma cambia, adattandosi alle nuove circostanze.
LA TECNICA E IL CUORE
Ci
sono studenti che lavorano meglio con un tipo di piante che con un altro.
Questo perché c'è una comunicazione diversa. Anzi con alcune piante non c'è
comunicazione a un livello consapevole. Se mi chiedessero che tipo di fiori
mi piacciono avrei difficoltà a rispondere perché penso che devo amare tutte
le piante. Ogni settimana i miei studenti devono praticare e mi chiedono
perché lo devono fare, io rispondo sempre: "Per sentire, perché è
proprio quando senti, quando c'è questo ascolto, che viene amore". Con questa
pratica di preparazione si rafforza il carattere, devi provare a parlare con
le piante, provare a sentire affetto quando tagli e scegli; è tutto un modo
per sentire. E' molto importante sentire la
forza vitale delle piante quando si lavora con l'Ikebana.
Si
deve sentire anche l'ambiente circostante, così in Italia si devono usare
colori più vivi, più forti che in Giappone. Non so esattamente perché, ma
è così. Per esempio, l'Ikebana che viene usato in una parte della
cerimonia del thè è piccolo e così anche il vaso, tutto è piccolo, perché
nella cerimonia del thè, il thè è più importante. In questa cerimonia thè
e Ikebana sono in competizione, è come una gara, ci deve essere uno più
forte, più grande, il thè, mentre l'altro deve sostenere,
deve essere di supporto, l'Ikebana, i fiori.
I fiori selvatici è difficile
farli mantenere vivi e presto cominciano a cadere, ad appassire, come se la
loro stessa forza li facesse diventare più delicati. Quando tagli i fiori di
campo devi farlo nell'acqua più di una volta, così hanno più possibilità
di attirare acqua e diventano più grandi e più vivi.
E'
meglio evitare di fare Ikebana in un luogo ventoso. II vento cambia la forma.
Quando crei una forma devi mostrare bilancio e armonia; se c'è vento la forma
cambia in continuazione e allora cambia, allo stesso tempo, tutto l'effetto
dell'Ikebana, che allora diventa incontrollabile.
Il
fiore non deve essere dipendente, poggiato alla ciotola: in quel caso si
vede subito che manca vita alla pianta. Si deve tener conto del colore dei
fiori, ma anche della ciotola, il materiale con cui è fatta, se è rustico,
soave, come risponde al tatto. Le foglie
non devono stare in acqua. Se c'è spazio fra fiori e foglie e l'acqua, si
percepisce come manifestazione di energia vitale.
Dopo
che hai finito la sistemazione delle piante, devi considerare che tutto è
vivo, che sei riuscito a essere più vicino alla natura. Con questa pienezza,
si sente ringraziamento per questi bei fiori e per le belle piante, e si
innalza come offerta alla natura, a Dio, un ringraziamento davvero sincero,
dal cuore.