Nel fegato
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L’Anima Eterea, chiamata Hun in cinese, è l’aspetto mentale spirituale del Fegato.
Il carattere Hun contiene la radice “Gui” che significa: “spirito” e la radice “Yun” che vuol dire “nuvola”.
La combinazione di questi due caratteri fornisce l’idea della natura dell’Anima Eterea (Hun).
Secondo le antiche credenze cinesi, entra nel corpo subito dopo la nascita.
Di natura eterea, dopo la morte sopravvive al corpo e ritorna al “Cielo” (per “Cielo” si intende, secondo il concetto cinese, lo stato di energie ed esseri sottili e immateriali, perciò non ha niente a che vedere con il concetto occidentale e cristiano di “Paradiso”).
Gli Hun vengono strettamente correlati allo Shen, mentre il”Po”, che dimora nel Polmone, è legato al Jing.
Essendo di natura Yang, hanno tendenza a salire verso l’alto, questa loro natura deve però essere controbilanciata da un saldo radicamento nello Yin, altrimenti potrebbero tendere a ricongiungersi, prima del loro tempo, al Cielo, da cui sono stati emanati, e questo potrebbe portare alla pazzia o anche alla morte.
…Sono
come aquiloni che anche un sottile vento può far volare,
e, devono volare, ma hanno bisogno di essere trattenuti da un
filo robusto, altrimenti potrebbero perdersi per sempre….
Questo legame che li radica è l’Organo Fegato, (Yang) nelle sue manifestazioni, ma profondamente Yin nella sua origine, che lo lega ai Reni così come la primavera trae origine dall’inverno.
Si dirà che è il Sangue a dare radicamento agli Hun: è il nido a cui possono far ritorno al termine dei loro voli.
L’andare e venire caratterizza gli Hun, il loro è un movimento delicato e leggero, che non fa rumore; ma andare e venire da dove?
Compiono voli misteriosi e lontani, soprattutto, di notte quando si entra in un mondo in cui si dissolvono i limiti razionali del giorno che ci vincolano all’agire concreto.
Si entra allora in un’altra dimensione in cui l’inconscio, si dice, viene a galla: “…il Puledro mette le ali diventando un Pegaso…”.
Gli Hun volano lontano per raggiungere gli aspetti più profondi del nostro essere.
L’aspetto per contattarli è il sogno, e lo si può interpretare in base alle cinque fasi e i cinque elementi.
Apporta miglioramento alla nostra crescita di consapevolezza, e si possono ricercare risposte ai nostri bisogni interiori.
Tecniche per esplorare il sogno e dirigerlo senza spaventarsi, consistono nel concentrarsi o, pensare a quello che si desidera sapere ed aspettare la risposta degli Hun.
Anche la durata e la qualità del sonno sono correlate allo stato degli Hun.
Se sono ben radicati nel Sangue o nello Yin del Fegato il sonno sarà calmo e normale, senza troppi sogni.
Se invece è presente un vuoto dello Yin o del Sangue del Fegato, gli Hun vengono privati della loro residenza e vagano durante la notte, causando un sonno agitato e molti sogni spossanti.
Essi, abbiamo detto, influenzano il sonno e i sogni, compresi i sogni “ad occhi aperti” .
L’essere con la mente altrove, come se si fosse in trance, è dovuto all’azione degli Hun che vagano al di fuori della loro residenza e la persona non riesce a dare uno scopo o un senso alla propria vita.
Sono responsabili del “sognare” inteso come senso positivo, cioè avere uno scopo nella vita e dei sogni intesi come mete.
Una delle principali caratteristiche della depressione, è proprio la mancanza di un senso, o di uno scopo nella vita e l’assenza di sogni e mete da raggiungere.
Questo andare e venire è sottile ma anche molto delicato.
Affinchè questi viaggi non portino panico e smarrimento e non danneggino quindi la vita individuale, è necessario che il Cuore sia vuoto, calmo e sereno.
Quanto più il Cuore è calmo e sereno, tanto più gli Hun potranno volare liberamente e lontano, senza danni, senza timore che non facciano più ritorno.
E allora, al ritorno dai loro viaggi, porteranno doni meravigliosi che si chiameranno: fantasia, creatività, ideazione, chiaroveggenza e illuminazione; sono regali che ci ritroviamo a volte al risveglio senza sapere da dove sono venuti e né come.
Ma se il filo che li lega al Cuore e al Sangue si spezza, perché questi sono deboli, non c’è più il movimento del ritorno: c’è panico e terrore, tutto diviene mostruoso e si può arrivare alla follia delirante.
Agli Hun fanno capo ideazione, creatività, fantasia, e anche previsione, (che può divenire per alcuni chiaroveggenza).
E’ l’idea che porta alla realizzazione di qualcosa.
Si dice che il Fegato (e gli Hun) siano proiettati verso il futuro; è quindi a livello caratteriale la capacità di espansione, di estroversione, di aprirsi al sociale.
Ecco perché questa sua caratteristica porta il Fegato ad avere un ruolo estremamente importante nell’ambito delle emozioni.
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Le sono una componente normale della nostra
vita mentale.
Tutti provano : gioia, tristezza, collera, preoccupazione o
paura nel corso della loro vita e normalmente queste non
causano malattia.
Ma se la funzione degli Hun, responsabili della parte più
intuitiva e subconscia, perdesse il suo ruolo di mantenimento
dell’equilibrio, queste emozioni diventerebbero eccessive e
quindi si trasformerebbero in causa di malattia.
Gli Hun sono collegati al e, per questo
motivo, il Fegato è a volte chiamato “l’Organo Risoluto”.
Thau Zong Hai dice: “……quando lo Hun non è forte
la persona è timida……”
La forza degli Hun in questa relazione dipende
principalmente dal Sangue del Fegato.
Se esso è abbondante, la persona non avrà paura e sarà
in grado di affrontare le difficoltà della vita con uno
spirito indomito.
Come in caso di malattia, lo Yang del Fegato tende a
salire facilmente verso l’alto, causando collera, lo stesso
tipo di energia, in buona salute mentale, potrà dare a
una persona risolutezza e una grande forza creativa.
Nello stato di lo Shen è completamente privo di
residenza perciò non è assolutamente in grado di
funzionare anche se la persona non è morta.
Ciò significa che sono in gioco altri aspetti mentali:
l' Hun e il Po.
Pertanto, perché si verifichi la morte, non solo lo Shen deve
morire, ma lo Hun deve lasciare il corpo e il Po deve ritornare
alla Terra.
Il durante il quale lo Shen è inattivo ma
l' Hun è attivo, è provocato dal vagare dello Hun durante
la notte, come accade nei sogni.
Per trattare il sonnambulismo si utilizza il punto V.U. 47
Hummen (la “Porta dello Hun”).
Infine, traendo spunto da un pensiero di Jung, secondo il
quale si afferma:
“……La psiche è un sistema auto-regolatore che si mantiene
in equlibrio……Ogni processo esagerato richiama
inevitabilmente e immediatamente un’attività compensatoria”.
Questa relazione compensatoria tra l’inconscio e il conscio
assomiglia al rapporto di equilibrio tra l'Hun e lo Shen.
In ogni persona, come in ogni paesaggio, ci sono tratti che, nel loro
equilibrio, definiscono la salute o la bellezza.
Se i tratti sono squilibrati, la persona è malata, o il dipinto del paesaggio
è brutto.
Gli aspetti yang o di fuoco del corpo, sono quelli più dinamici e
trasformativi, mentre gli aspetti yin o dell'acqua, sono i più ricettivi e materni.
Una persona può esprimere fisicamente il calore e la mutevolezza del
fuoco dell'estate, un'altra la silenziosa quiete del freddo dell'inverno.
Una terza può presentare le caratteristiche dell'umidità, una quarta
può avere l'aspetto di un asciutto autunno cinese; e molti presentano aspetti
delle varie stagioni simultaneamente.
Armonia e salute consistono nel gioco equilibrato di tutte queste tendenze.
Perciò, il medico cinese osserva il paziente come un pittore guarda il
paesaggio, ossia: come una particolare combinazione di tratti, in cui è possibile
cogliere l'essenza del tutto.
L'artista si serve della sua capacità di vedere e della sua arte per
riprodurre un equilibrio: è un'armonia ideale.
Il medico, invece, deve riconoscere una disarmonia e applicare la sua
arte specifica per ricondurre l'equilibrio e l'armonia in un organismo vivente.
E' un concetto di salute molto semplice……..
I segni del corpo, naturalmente, sono in una certa misura diversi da
quelli della natura: essi includono il colore del viso, l'espressione delle emozioni,
il senso di agio o la presenza di dolore e così via…., ma essi esprimono l'essenza
del paesaggio corporeo.
Non si "misura" la salute, bensì si "concentra" la propria precisa
osservazione del dettaglio nel percepire le disarmonie, nel riconoscere i segni e
i sintomi di un quadro che diviene la base della terapia.





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Sono l'essenza della medicina cinese, poiché il corpo umano è considerato come un'unità integrata.
Per questo motivo non è sufficiente esaminare gli organi singolarmente.
Per comprenderli in modo corretto, dobbiamo capire le loro interrelazioni:
queste due relazioni dipendono dal ruolo che entrambi hanno sul sangue. Il cuore governa il sangue, mente il fegato lo accumula e regola il suo volume: queste due attività devono essere armonizzate e coordinate.
Se il sangue del cuore è in vuoto, tale condizione può compromettere la capacità del fegato di regolare il sangue e si possono manifestare vertigini e sogni eccessivi.
Più comunemente, un vuoto del sangue del fegato causa un vuoto del sangue del cuore, poiché non viene accumulato abbastanza sangue dal fegato per nutrire il cuore, con la comparsa di sintomi quali: palpitazioni e insonnia.
A livello mentale, il cuore mantiene lo shen e la vitalità, mentre il fegato è responsabile del "fluire armonioso" delle emozioni.
Un cuore debole e uno shen ottuso possono portare a depressione ed ansia, mentre le emozioni represse e l'infelicità dovute ad una stasi del Qi del fegato, possono portare ad un indebolimento dello shen ed ad una diminuzione della vitalità.
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la relazione fra questi due organi riflette la relazione tra Qi e sangue.
I polmoni governano il Qi, il fegato regola e accumula il sangue e i due contano l'uno sull'altro per svolgere le loro rispettive funzioni.
Un vuoto del Qi dei polmoni può influenzare la funzione del fegato di fare scorrere liberamente il Qi.
In questi casi si possono manifestare svogliatezza (da vuoto di Qi), depressione (da stasi di Qi del fegato), tosse e dolore all'ipocondrio.
Se il Qi del fegato ristagna nel torace, può ostacolare il flusso del Qi del polmone, compromettendone la funzione di discesa, causando tosse, dispnea, o asma.
Inoltre, la stasi del Qi del fegato può provocare il divampare verso l'alto del fuoco del fegato, che va a danneggiare lo yin del polmone, causando dolore all'ipocondrio, emottisi, e dolore respirando.
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hanno una relazione molto stretta e gli effetti della sua compromissione sono visibili molto spesso nella pratica clinica.
Il Qi del fegato che ristagna compromette la capacità della milza di trasformare e trasportare i liquidi e il cibo e, in particolare, il fluire verso l'alto del Qi della milza. Ciò da luogo a gonfiore addominale, dolore all'ipocondrio e diarrea.
Se, invece, il Qi della milza è in vuoto, la sua funzione viene compromessa: i cibi non sono digeriti correttamente e vengono trattenuti nel riscaldatore medio, provocando effetti sulla circolazione del Qi del fegato e danneggiando il libero fluire del Qi del riscaldatore medio.
Si avranno gonfiori addominali, dolore all'ipocondrio e irritabilità.
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è di notevole importanza clinica, è basata sul muto scambio tra il sangue e il Jing.
Il sangue del fegato nutre e rifornisce il Jing del rene, che, a sua volta, contribuisce alla produzione del sangue (poiché il Jing produce il midollo osseo, che produce il sangue).
Un vuoto del Jing del rene può portare ad un vuoto di sangue, con sintomi di vertigine, visione offuscata e acufeni.
Se lo yin del rene è in vuoto, non riesce a nutrire lo yin del fegato.
Un vuoto dello yin del fegato porta ad iperattività e a una fuga dello yang del fegato, causando visione offuscata, acufeni, vertigini, irritabilità e cefalea.
Un vuoto del sangue del fegato può causare debolezza del Jing del rene, poiché quest'ultimo viene a mancare del nutrimento del sangue del fegato, come risultato si hanno: sordità, acufeni e polluzioni notturne.