Il termine TAI JI QUAN esprime il concetto filosofico che si basa sui principi dello YIN e dello YANG, sui cinque elementi e sugli otto trigrammi. Il termine
TAI JI QUAN può essere letteralmente tradotto nel seguente modo:
- TAI = Grande o supremo; sta ad indicare il principio che sta alla base di tutti i fenomeni.
- JI = Trave - cardine ( anticamente indicava la trave maestra del tetto dove andavano ad
incastrarsi le travi secondarie). Filosoficamente rappresenta il concetto di cardine o
elemento che incorpora le infinite manifestazioni dello YIN e dello YANG.
-QUAN Pugno - Pugilato.
La traduzione letterale che può esprimere questi concetti filosofici sembra dunque essere quella di:
" BOXE DEL PRINCIPIO SUPREMO"
CONCETTI FILOSOFICI DEL TAI JI QUAN
Il TAI JI QUAN, includendo nei suoi movimenti la
tipica visione filosofica del tempo e dello spazio, i concetti dello YIN
e dello YANG e le teorie dei cinque e1ementi può essere considerato
l'espressione pratica dell'intero pensiero filosofico cinese. Quest'arte
marziale, basandosi essenzialmente sulla continuità del movimento,
racchiude in essa anche dei principi scientifici che, sorprendentemente,
si armonizzano con li stessi concetti filosofici.
Il concetto di WU-JI o ultima vacuità è quella
particolare condizione originaria di vuoto, mentre il concetto di TAI-JI
è l'origine delle condizioni storiche e dinamiche che genererà lo YIN
e lo YANG; il vuoto del WU-JI è YIN mentre l'inizio del TAI-JI è YANG.
Lo YIN e lo YANG sono dunque gli opposti complementari che spiegano sia
i fenomeni naturali che lo stesso comportamento umano.
Il TAI JI QUAN è uno degli stili interni derivati
da specifici esercizi (KUNG-FU) contemplati nei primi scritti taoisti;
lo stesso LAO-TSU, nonostante non abbia menzionato direttamente nessun
tipo di lotta, amava riferirsi al morbido e al cedevole in questo modo:
Nulla sotto il cielo è più semplice o adattabile
dell'acqua; ma nulla, per quanto duro o resistente può alterare la sua
natura. Così si ha che l'adattabile conquista il resistente e il
soffice vince il duro; ma nonostante ciò questo principio non è
utilizzato da nessuno".
1 Il successore di LAO-TSU, CHANG-TSU spesso
ridicolizzava coloro che "nutrivano il corpo" con esercizi
come lo YANG HSING (appendersi come l'orso o stirarsi come gli uccelli)
e in proposito scriveva:
" Gli uomini puri possono scalare montagne
senza paura, entrare in acqua senza bagnarsi e entrare nel fuoco senza
bruciarsi. Essi respirano profondamente; gli uomini puri respirano
con i talloni, la moltitudine con la gola ..
e ancora:
Dovete
concentrarvi e non ascoltare con le orecchie ma con il cuore. Poi senza
ascoltare con il cuore, farlo con il respiro. Ascoltare con le orecchie
è per la moltitudine, con il cuore per i razionali, ascoltare con il
respiro si ha una comprensione assoluta ma egoística"
Con quest'ultima citazione CHANG-TSU si riferiva a
coloro che praticavano esclusivamente esercizi fisici tralasciando ogni
altro interesse. Egli era per l'uomo equilibrato e quindi contrario ai
sistemi ascetici che miravano esclusivamente all'ottenimento della
longevità.
Sia LAO-TSE che CHANG-TSU si riferiscono
soprattutto alle scuole quietiste di quel periodo le quali si basavano
esclusivamente su esercizi riguardanti la volontà (1) e l'energia
vitale (Q1).
Anche MENCIO, contemporaneo di CHANG-TSU, diceva di
essere abile nel coltivare il QI e, in merito alla volontà egli diceva:
"Se essa (1) è concentrata, l'energia vitale (QI) la segue e
diviene attiva.
Complementare alla dottrina taoista dell'azione
della volontà (I) e dell'energia vitale (QI)
c'erano anche i concetti di WU-WEI e di TSU-JAN;
WU-WEI che significa anche "non azione" o
inattivo, si riferisce al fatto di non agire contro
natura o non fare ciò che non sia spontaneo o naturale.
Questo concetto si riferisce esplicitamente al
concetto di TSU-JAN che significa appunto spontaneo o naturale.
Filosoficamente questi concetti sono simili. ma sono separati nel
contesto marziale. Il primo infatti prende il significato di trattenersi
non competere, rimanere in silenzio, stare al di sopra di,mentre il
secondo termine significa rispondere naturalmente, istintivamente e in
modo spontaneo
all'attacco.
Si può quindi dedurre che gli stili interni del
WU-SHU si basino su quattro principi:
LA
VOLONTA'(1)
L'ENERGIA
VITALE (Q1)
LA
NON AZIONE (WU-WEI)
LA
NATURALEZZA (TSU-JAN)
L'insieme di queste dottrine aumentò sensibilmente
quando alcuni monaci buddisti arrivarono in Cina dall'India ed
apportarono nuovi concetti e filosofie; da queste nuove teorie i cinesi
presero a
prestito le nozioni che la salute è governata
dall'equilibrio dei quattro elementi che compongono il corpo: la terra,
l'acqua, il fuoco e il vento.
In seguito arriverà dall'India il monaco TAMO (BODI
DHARMA) con la scuola CH'AN (DIANA in sanscrito). Quando BODI DHARMA
arrivò al tempio di SHAOLIN nel 527 d.c. si accorse delle cattive
condizioni fisiche dei monacì dovute alla mancanza di esercizio fisico.
Si ritirò a meditare in una grotta vicina per nove anni dove compilò
il libro dello sviluppo muscolare (YIN GIN CHING).
Queste tecniche comprendevano anche tecniche di
respirazione atte ad incrementare la circolazione del QI conosciute come
pratica del WAI DAN. Le tecniche del WAI DAN si dividono in tecniche di
dinamica e tecniche statiche. Le prime, utilizzate per rafforzare
particolari gruppi muscolari, tendono a concentrare la mente sul respiro
immaginando al tempo stesso dì condurre l'energìa nella zona
interessata. Nelle tecniche statiche, invece, i vari gruppi muscolari
non devono tendersi volontariamente. Questo tipo di pratica aumentava la
resistenza muscolare e favoriva la circolazione del QI e allo stesso
tempo aumenta l'energia interna diretta verso i muscoli utilizzatì per
un particolare esercizio fisico. Questo è quanto i monaci di Shaolin
avevano bisogno e questa tecnica renderà poi famosa la scuola di arti
marziali di questo monastero.
Nonostante il buddismo possa sembrare antitetico
all'idea di arte marziale in quanto condanna qualsiasi violenza nei
confronti di qualsiasi essere vivente, esso non ne poté biasimare la
pratica in merito al famoso editto contro l'intolleranza. La tolleranza
dunque fu la vera forza del Buddismo e fu grazie ad essa che la comunità
di SHAOLIN poté accettare la boxe e l'allenamento delle armi per oltre
un millennio.
Come per lo YOGA, gli stili interni del WU-SHU
aggiunsero agli esercizi fisici favoriti dagli stili esterni anche
esercizi ghiandolari e mentali. Analizzando i metodi meditativi del
TAOISMO, del BUDDISMO e dello YOGA è sorprendente notare come i
concetti di energia, il modo di fissare con gli occhi, il tipo di
respirazione e persino la dieta siano quasi identici. Nonostante lo YOGA
sia una meditazione caratterizzata da posizioni statiche, in alcune
tecniche sono compresi esercizi lenti che richiamano le tecniche del TAI
JI QUAN come ad esempio lo stile della rana e del pavone che si possono
riscontrare in alcune forme cinesi.
Gli stili interni di WU-SHU comprendono tre scuole
ben distinte: il TAI JI QUAN caratterizzato dalla estrema morbidezza; lo
HSING-I che enfatizza i movimenti diretti e l'energia esplosiva e il
BA-QUA che predilige le parate e gli attacchi circolari. Tuttavia
esistono molte altre scuole con caratteristiche simili a questa ma,
seppure con una lunga tradizione, sono poco conosciute come quella dello
LIU HO PA FA, oppure sono scomparse o sono state assorbite dalle scuole
principali. Altre invece, come il DA CHEN CHUAN o I-CHUAN sono il
risultato delle esperienze fatte da alcuni maestri nella pratica degli
stili più importanti.
Il TAI JI QUAN esemplifica l'arte degli stili
interni meglio delle altre scuole nel sistema marziale cinese. In
passato la meditazione in movimento era considerata superiore a quella
statica, quindi i praticanti del TAI JI QUAN ritenevano che la loro
disciplina fosse più benefica dello statico YOGA e della meditazione
buddista e taoista.